I migranti visti dagli italiani

Mercoledi 11 luglio presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio di Ministri a Roma è stata presentata la prima parte dell'indagine nazionale dell'Istat "I migranti visti dagli italiani" cui seguirà prossimamente "Gli italiani visti dai migranti".

 

Differenti punti riguardanti il razzismo si sono toccati durante il dibattito al quale hanno fatto parte oltre all'applauditissimo direttore dell'Unar Massimiliano Monnanni, il ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero e il ministro della cooperazione internazionale e dell'integrazione Andrea Riccardi.

 

Rispetto al momento attuale di crisi è sembrato opportuno la presenza di un'economista come il ministro Fornero con la quale si è cercata una linea di congiunzione tra la crisi economica che sta colpendo il nostro paese e l'intolleranza verso le minoranze migratorie,  che, in tale contesto, diventano un un ulteriore motivo di tensione per i cittadini italiani.

 

Dati alla mano, però, la situazione non sembra cosi catastrofica.

Infatti dall'indagine effettuata dall'Istat, si delinea, come in ogni paese in cui c'è un forte flusso migratorio, un quadro in chiaroscuro.

Rispetto al passato è evidente una maggiore apertura, soprattutto da parte dei giovani, ma la situazione cambia a seconda dell'area geografica nazionale e dell'etnia degli immigrati.

C'è, infatti, maggiore chiusura e diffidenza nel sud e nel nord-est dell'Italia, e le etnie fortemente discusse e maggiormente disprezzate risultano essere quella Romena e quella Rom/Sinti.

Molteplici possono essere le cause di questa intolleranza. La cattiva informazione, la pressione di certa stampa e la poca cultura della diversità come ben individua il responsabile immigrazione ARCI Filippo Miraglia, ma anche la paura della concorrenza in ambito lavorativo per quanto riguarda il sud.

 

In conclusione i dai dell'Istat diventano relativi dinanzi al "perbenismo" dell'era post-moderna. Oggi la preoccupazione principale della nostra società è legata all'uso corretto del linguaggio anti-razzista; rom e non zingaro e il distaccato e degradante di "colore" e non nero, testimoniano un comune desiderio di sentirsi con la coscienza pulita, ma ciò che emerge dalla strada a differenza delle statistiche, è che poche tra queste persone "perbene" inviterebbe mai sotto il proprio tetto un "rom" o una persona "di colore".

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